La Spongata di Berceto tra la Via Frangigena e la Porta del Parco Berceto

La Spongata di Berceto tra la Via Frangigena e la Porta del Parco Berceto

La spongata origine del nome, il nome deriva da punzecchiatura che si pratica sulla sfoglia superiore, per necessita' di cottura: i forellini la fanno assomigliare alla spugna e al favo che fornisce il miele, ingrediente basilare di cui si compone e concorre a questo aspetto la lievitazione dello zucchero cotto.

Nei secoli che vanno dal Trecento dino ad oltre meta' del Novecento l'usanza della spongata appartiene alla mensa dei nobili e dei ricchio come succedeva gia' nel mondo Romano.  Se esistensse una usanza popolare non se ne troverebbe traccia in opere di poesia e letteratura neppure culinaria, ci porta ad escludere tale eventualita' il costo stesso delle spezia, al tempo piu' pregiate dell'oron e quindi appannaggio dei ceti di alto censo, in quanto ingredienti essenziali alla conservazione del cibo e della vita, al pari forse piu' del sale, per cui la preziosita' e' noto l'utilizzo di una razione per compensare servizi militari e civili, in quanto salario, appunto.

Negli strati meno abbienti la tradizione tramanda l'esistenza di un dolce piu povero, come il pan melato e il pan forte. Nulla di tutto cio' e' confrontabile con la spongata, il dolce-regina delle vie romee.

Del resto il pellegrino che se ne forniva nell'affrontare il viaggio, era uno che si sentiva peccatore e voleva espiare, tuttavia si trattava pur sempre di peccatore vero o presunto, ma di certo abbiente.

La spongata era dono degno dei personaggi delle dinastie piu' nobili e potenti del tempo. A livello popolare troviamo la produzione di spongata nei conventi e nei monasteri, sempre ordini sociali privilegiati. 

Nell'ottocento, la reintroduzione della spongata sul mercato e' opera di due uomini di cultura, il prete o lo speziale.